Grato me é o sono

michelangelo-notte
“Notte” (c. 1526-1531), di Michelangolo Bonarroti (1475-1564)

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Epigramma di Giovanni Strozzi* sopra la statua della Notte [c. 1544]

«La Notte che tu vedi in sì dolci atti /
dormir, fu da un Angelo scolpita /
in questo sasso e, perché dorme, ha vita; /
destala, se nol credi, e parleratti»

[A Noite que tu vês, em seu doce acto,
dormir, foi por um Anjo esculpida
nesta pedra e, porque dorme, possui vida;
desperta-a, se não crês, e falar-te-á, de facto.]

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Risposta, in persona della Notte, di Michelagnolo [c. 1545-46]

«Grato** m’ è ’l sonno, più l’ esser di sasso,
mentre che ’l danno e la vergogna dura,
non veder, non sentir, m’ è gran ventura,
però non mi destar, deh! parla basso.»

[Grato me é o sono, mais o ser de pedra,
enquanto o dano e a vergonha dura,
não ver, não sentir, me é grande ventura,
porém, não meu despertar, chiu!, não fales, segreda.]

in Giorgio Vasari, “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, da Cimabue insino a’ tempi nostri” (1550/1568).

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* Accademia degli Umidi.

** La variante «Caro» è una correzione su un manoscritto apografo di Michelangelo (cfr. Buonarroti, Rime, ediz. crit. a cura di E.N. Girardi, Laterza, Bari, 1960, p. 403).

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